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Ma davvero l’Europa sta cercando di fermare il fenomeno dell’emigrazione?

Quintuplicato in soli cinque anni. Stiamo parlando del numero di cittadini ucraini che ha scelto di lasciare il paese natale per trasferirsi in Polonia. Infatti a partire dal 2014 ad oggi si è passati dai 300000 ai 1,5 milioni di cittadini ruteni che hanno deciso di andare a vivere e di registrarsi ufficialmente al di là della sponda occidentale del fiume Bug.

Di questo passo l’Ucraina vedrà ridotta la sua popolazione del 18 % ma già adesso il paese è costretto ad affrontare i primi problemi di spopolamento. Nel municipio di Mostyska, a 15 chilometri dal confine con l’Unione Europea, non si trovano più operai ed è diventato impossibile effettuare i lavori di riparazione del comune. Gran parte della popolazione locale vive da “frontaliera” e sono molte le autolinee che quotidianamente fanno spola da una parte all’altra. Attualmente a Varsavia, Cracovia e nelle principali città polacche campeggiano cartelloni pubblicitari con slogan in cirillico. Il marketing locale della telefonia mobile e della Western Union è molto attento a  intercettare l’interesse e le esigenze di una nuova clientela che, numericamente, cresce giorno dopo giorno.

 

“L’Ucraina vive da tempo una situazione difficile e delicata, da oltre cinque anni è ferita da un conflitto che molti chiamano ‘ibrido’, composto com’è da azioni di guerra dove i responsabili si mimetizzano; un conflitto dove i più deboli e i più piccoli pagano il prezzo più alto, un conflitto aggravato da falsificazioni propagandistiche e da manipolazioni di vario tipo, anche dal tentativo di coinvolgere l’aspetto religioso”. Così ha descritto la situazione ucraina Papa Bergoglio nel recente incontro tenutosi in Vaticano con i membri della Chiesa greco-cattolica.

 

A Kiev la situazione resta incerta, la quotidianità appare poco rassicurante e i suoi cittadini si riversano nell’Unione Europea, entrando  proprio dalle porte dei “duri e puri” di Visegrad . La politica polacca, da sempre contraria nell’aprire a quote di accoglienza per i rifugiati siriani, ha fatto del suo NO  all’immigrazione uno dei punti caldi delle recenti campagne elettorale, insieme all’antisemitismo e alla discriminazione LGBT. Nonostante questa grande paura dell’altro il governo di Varsavia si è sempre decisamente impegnato ad agevolare il flusso migratorio ucraino. L’economia nazionale viaggia a gonfie vele ma i giovani preferiscono abbandonare le campagne per andare a cercare fortuna nelle metropoli dell’ Europa Occidentale, creando un gap di forza lavoro. Così a rimpiazzare i vari Tomek e Marcin che hanno abbandonato le periferie di Lublin e Sczesczin, sono arrivati gli immigrati bianchi e cattolici, sotto l’inflessibile occhio vigile di Berlino. La rivoluzione del Maidan ha affossato l’economia e un’intera generazione di ucraini ha scelto, più o meno liberamente, di andare a vivere in Polonia. La maggior parte di loro è impiegata nel settore edile, nei trasporti, nell’agricoltura, nei servizi e nelle fabbriche ma, secondo un rapporto del consolato ucraino di Varsavia, esiste anche una percentuale, seppur esigua di ucraini impiegati nel settore del’ IT, nel terziario e nella medicina.

 

Generalmente, salvo qualche sporadico episodio di violenza, la convivenza tra i due popoli resta calma, anche se non si può ancora parlare di “integrazione”.  Per cultura, lingua  e religione i due popoli  sono simili, ma non uguali. Continua però ad aumentare  nei sondaggi il numero di polacchi che accusa il proprio  governo di voler creare problemi accogliendo così tanti ukraiński . Per i partiti nazionalisti di Varsavia, questa politica salva economia è un palliativo a breve termine destinato solamente a creare problemi in futuro.

Non esistono ghetti ucraini nelle città polacche, ma si inizia a parlare di una ghettizzazione orizzontale perché gli ucraini vivono nella loro comunità, negli spazi sociali duramente conquistati, così l’immigrato non frequenta attività commerciali gestite da locali ma sceglie di andare in bar, saloni per le unghie e fruttivendoli di connazionali.

 

Diversi ucraini sono sotto pagati o lavorano in nero. Basta leggere la cronaca locale dove si trovano sempre più notizie simili a quella di Nowy Tomyśl, città della Polonia occidentale, nel Voivodato della Grande Polonia. Qui, un’imprenditrice è stata condannata a 5 anni di reclusione per avere abbandonato nella foresta il corpo senza vita di un suo dipendente ucraino. Secondo il rapporto della polizia il lavoratore ha perso i sensi durante il turno lavorativo. I colleghi presenti hanno avvisato la proprietaria che, una volta appresa la notizia, ha proibito ogni richiesta di soccorso, mandando tutti a casa. Lei stessa ha poi provveduto ad abbandonare il cadavere del suo dipendente nel bosco. Sembra invece uscire dalle pagine de “Gli amanti dell’orsa maggiore” di Piasecki, la seconda notizia di cronaca riguardante il contrabbando, in questo caso di sigarette, commercio ancora in salute tra i due paesi. La guardia di frontiera ucraina nei pressi di Volyn, località nota per lo storico massacro, ha fermato un veicolo trasportante 194 scatole, 97,000 pacchetti di sigarette, tutti sprovvisti dell’etichetta del monopolio. I controlli ci sono, ma è necessario un maggiore impegno dell’UE nel salvaguardare i propri confini orientali.

 

A Leopoli, città dell’Ucraina occidentale, si trovano cartelloni pubblicitari dedicati a chi cerca lavoro in Europa, ma anche su Facebook, cresce il numero dei gruppi tematici dedicati,come ad esempio Работа в Польше | Praca Polska | Виза в Польшу | Вакансии в Польше (lavorare in Polonia) . La generazione che ha abbandonato l’Ucraina è russofona, ma ha il vantaggio di poter imparare il polacco, passando dalla lingua rutena, idioma slavo molto simile alla lingua polacca.

 

I rapporti tra i due paesi non sono sempre amichevoli. Restano vive le discussioni riguardanti i fatti di Volyn del 1943-44. Nel 2016 il sejm, il parlamento polacco, ha adottato una risoluzione riconoscente come genocidio l’omicidio di massa dei suoi cittadini da parte dei nazionalisti ucraini dell’UPA. Questo massacro è stato cruentemente rivisitato nei cinema polacchi, ma “il nemico del mio nemico è mio amico”. Così, vista la vicinanza con l’ingombrante Russia, si può ben capire il perché di questa nuova amicizia forzata. La politica estera polacca si dimostra imprevedibile quanto schizofrenica, stretta com’è tra disparate alleanze internazionali che Varsavia crea e disfa a seconda delle necessità del momento. Dialoga con tutti quando c’è da chiedere e si nega quando c’è da dare, vedi i temi ambientali europei. Ulteriore esempio di questa sua tendenza schizoide è la lettera scritta insieme a Israele e inviata ufficialmente al sindaco della città di Ivano-Frankisvsk,. Una protesta ufficiale contro il monumento eretto a Roman Shukhevych. Notoriamente i due paesi parlano di raro un linguaggio comune ma stavolta hanno deciso di fare fronte comune contro l’Ucraina. La lettera scritta in inglese secondo Vyatorovych, avvocato e storico ucraino dell’Upa, è formalmente russa. A suo dire Polonia e Israele si sono alleate contro Kiev, mettendosi al servizio della propaganda russa.

 

Recentemente la Germania, nazione che quando viene interpellata in merito a navi, porti e sbarchi nel Mediterraneo, spesso e volentieri, rimanda tutto le decisioni all’UE,  ha  cambiato le regole del suo mercato interno del lavoro. Le nuove modifiche facilitano notevolmente i rapporti  con l’ Ucraina, agevolando burocraticamente l’arrivo dei lavoratori provenienti dal paese ex sovietico. Secondo l’osservatore finanziario della banca centrale polacca, potrebbe esserci un drenaggio di lavoratori ucraini in Germania pari al 20-25%,  percentuale che equivale allo 0,9% del prodotto interno lordo.

Varsavia teme che i “suoi” ucraini” preferiscano Berlino per via dei salari più alti e delle migliori condizioni lavorative  ma per ora tra Lublino, città della Polonia orientale, e la capitale ucraina, si svolgono 17 corse giornaliere di autolinee. Flix Bus, azienda tedesca specializzata in viaggi low cost in autobus, ha già assorbito Polski bus e ora si sta rapidamente espandendo a Est, al di là dei confini dell’UE. L’azienda a capitale tedesco ha da poco aperto un ufficio a Kiev e ha annunciato collegamenti da e per Colonia, Rostock, Karslruhe, Stoccarda e Vienna, ma molto presto altre città come Kharkiv, Dnipro, Odessa e Lviv saranno interessate. Lo sradicamento e lo spostamento di persone sembra essere un business che funziona sempre al di là delle frontiere interessate.

 

 

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C’è del gas in Danimarca, Trump marcia in Polonia e a Copenaghen

C’è un paese che inculca subito il principio del dubbio, parliamo ovviamente della Danimarca.
Perché il presidente americano, novello Amleto, ma senza teschio ha deciso di andare a visitare il piccolo stato nord europeo? Visita tra l’altro che va ad aggiungersi a quella già in programma a Varsavia, per le prossime celebrazioni dell’anniversario del tragico scoppio della IIGM. Qual è il vero motivo che si cela dietro questi due viaggi? Mister Donald  arriverà in Europa per cercare di dare scacco alla Russia sul mercato del gas. L’amministrazione Trump e il Congresso degli Stati Uniti stanno cercando di bloccare il progetto North Stream 2 temendo che la sua realizzazione possa rendere gli alleati della NATO e gli altri paesi europei troppo dipendenti dall’energia russa. Il secondo North Stream è un imponente gasdotto lungo 1.220 chilometri che parte da Leningrado e arriva Lubmin, nella Germania settentrionale ed è destinato a raddoppiare le importazioni tedesche di gas naturale russo. Secondo il governo americano questo progetto porterà la Germania a essere “ostaggio” della Russia. Lo ha dichiarato lo stesso Trump nella riunione tenutasi lo scorso 12 giugno a Washington con Andrzej Duda, presidente polacco. Gli Stati Uniti hanno inoltre avvertito le aziende che aiutano Gazprom a costruire il gasdotto che potrebbero essere soggette a sanzioni. In passato già due amministrazioni a stelle e strisce, quelle di Kennedy e di Reagan, avevano provato senza riuscirci a intralciare la costruzione da parte del Cremlino dei gasdotti Druzhba e Bratsvo. Trump inizierà questo suo tour europeo visitando la Polonia dal 31 agosto al 2 settembre e poi si recherà in Danimarca, il cui governo non ha ancora autorizzato la Russia a costruire la tratta dell’oleodotto che attraverso le acque di sua competenza. Mosca spera di completare il progetto entro l’anno, ma tale tempistica dipende dalle future decisioni danesi. La Danimarca potrebbe però andare incontro a eventuali sanzioni statunitensi. L’interesse degli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia va letta seguendo le intenzioni di questo piano di disturbo nei confronti delle mosse di Putin. Il governo di Washington è da sempre molto interessato alle risorse naturali groenlandesi, ma non disdegna nemmeno la posizione strategica che questo distaccamento danese andrà ad assumere in futuro nello scacchiere della geopolitica mondiale. A causa dello scioglimento dei ghiacciai si sono qui rese accessibili zone che in passato non erano vantaggioso sfruttare economicamente. Diversi studiosi ritengono  poi che in questa area dell’oceano Artico si trovino le maggiori riserve inviolate di petrolio e di gas naturale. Inoltre il riscaldamento globale ha fatto sì che il ghiaccio da queste parti non rappresenti più un ostacolo insuperabile per il passaggio dei cargo lungo le rotte polari. Fino a qualche anno fa queste rotte erano aperte solo in estate, ma oggi non è più così.  Il controllo del “Passaggio a Nord-ovest” si trova  quindi ora al centro degli interessi della grandi potenze mondiali. La Russia, vista la sua posizione, ne controlla una buona parte e l’America non vuole assolutamente essere tagliata fuori. Trump incontrerà a Copenhagen il primo ministro Mette Frederiksen e parteciperà a una cena di stato della regina Margrethe ii il 2-3 settembre. L’incontro, molto probabilmente, avrà l”’affare” Groenlandia  come protagonista, territorio dove gli Stati Uniti hanno costruito diverse basi militari e stazioni meteorologiche a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Attualmente questo distaccamento grava sul bilancio annuale del governo danese per circa 457 milioni di euro. L’idea della compravendita groenlandese non è però niente di nuovo, già nel 1946 Henry Truman cercò di impostare una compravendita tra le due nazioni sulla base di circa 100 milioni di dollari. Storicamente c’è poi da segnalare che gli Stati Uniti acquistarono proprio dalla Russia l’attuale stato dell’Alaska. Era il 30 marzo 1867 e Trump vorrebbe entrare nella storia del suo Paese come il presidente che ha aggiunto una stella alle 50 già presenti sulla bandiera americana.

La visita in Polonia

Il conflitto tra Iran e Stati Uniti ha notevolmente peggiorato la situazione della sicurezza sulla principale rotta commerciale attraverso lo stretto di Hormuz. Il governo di Varsavia che da tempo sta rafforzando la propria partnership con Wahsington, si è detto pronto a sostenere la missione militare guidata dagli Stati Uniti per proteggere le spedizioni nel Golfo Persico. “Sappiamo che la situazione richiede una risposta”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Jacek Czaputowicz in una recente intervista. Nello scorso giugno Duda, il presidente polacco, si è recato in visita negli Stati Uniti e durante il suo viaggio ha incontrato a Houston Rick Perry, segretario all’Energia, e i dirigenti delle più grandi compagnie petrolifere e del gas americane. La Polonia ha già iniziato a importare GNL (gas naturale) dagli Stati Uniti per ridurre la sua dipendenza dall’energia russa. Il governo polacco ha firmato un contratto da 8 miliardi di dollari per l’acquisto del GNL americano. Lo scorso anno Varsavia ha tagliato le importazioni di gas da Gazprom del 6 percento, ma attualmente la società statale russa copre ancora i due terzi del fabbisogno energetico polacco. Il contratto tra la Polonia e Gazprom terminerà nel 2022. Questa prossima scadenza permette quindi l’apertura polacca a rifornimenti energetici alternativi a quello attuale russo. Varsavia si è quindi decisamente unita a Washington nel tentativo di impedire a Gazprom di costruire il Nord Stream 2, il nuovo gasdotto che rafforzerebbe la presa del Cremlino sui mercati europei del gas.

Niente Germania

Dopo la Francia, dove è in calendario il prossimo summit del G7, la Polonia e la Danimarca, c’è da notare come non sia prevista nessuna visita ufficiale del presidente americano a Berlino. Mancanza che potremmo definire insolita. Al momento nessun alleato riceve più critiche della Germania da parte dell’amministrazione Trump, vedi anche la recente minaccia di spostare le truppe americane presenti sul territorio tedesco in Polonia. Trump ha già consigliato alla Germania di acquistare il GNL invece del gas russo. Il governo di Washington è molto critico nei confronti di Berlino che, a suo dire,  paga alla Russia miliardi di euro per le forniture di gas e allo stesso tempo si affida alla protezione militare degli Stati Uniti. In aggiunta la politica  tedesca ha severamente condannato la missione militare statunitense per proteggere le navi mercantili nel Golfo Persico. Ma gli Usa e  la Germania si scontrano politicamente anche su altri tavoli, come quello della protezione ambientale, degli accordi nucleari e sull’Iran. La differenza di vedute tra i due alleati è più grande che mai dal dopoguerra ad oggi, come dimostrano i prossimi viaggi diplomatici organizzati dalla Casa Bianca in Polonia e Danimarca, paesi che al momento dimostrano di essere maggiormente in sintonia con la visione politica di Trump. Infatti la Polonia raggiunge l’obiettivo prefissato del due per cento della NATO ed è considerata l’amica più fedele di Trump all’interno dell’UE. Varsavia si è dimostrata, non solo a parole, ma anche con i fatti  contraria allo sviluppo del Nord Stream 2 firmando contratti commerciali per il GNL. “Stiamo proteggendo la Germania dalla Russia e Putin sta ottenendo miliardi e miliardi di dollari dalla Germania “. Queste sono  le dichiarazioni rilasciate lo scorso 12 giugno dal 45º presidente degli Stati Uniti, in occasione del vertice polacco-americano. Il governo statunitense sta cercando in tutti i modi di bloccare lo sviluppo di Nords Stream 2, per privare la Russia di un reddito che potrebbe sovvenzionare le spese militari del Cremlino. Mosca, da parte sua, non è affatto contenta di questa opposizione americana. Igor Sechin, amministratore del gruppo petrolifero statale Rosneft e confidente di Putin, ha accusato gli Stati Uniti di  voler imporre sanzioni ai paesi produttori di energia, come Russia e Iran, per cercare di fare spazio alla sua crescente produzione di petrolio e gas.

 

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Quel che resta, ingiustamente, ancora inedito di Marek Hłasko: Drugie zabicie psa

“Il mio vero padre era un uomo buono e gentile che morì quando avevo sei anni. Ma un padre del genere è assolutamente inutile, disse Robert [il regista teatrale]. “Dimenticalo. Tuo padre deve essere uscito fuori dalle pagine di Dickens. Forse era anche un fanatico religioso che ha portato tua madre verso una tomba prima del tempo. Lasciami i tuoi genitori”. p.58

Illustrazione di Valerio Gaglione

 

In un mare di pubblicazioni risulta ancora inedito, purtroppo, “Drugie zabicie psa”, primo capitolo della  trilogia israeliana di Marek Hłasko, un testo che, a mio parere, ha tutti gli ingredienti per diventare un libro di culto. Si tratta di una storia appassionata e frenetica basta su due personaggi, due antieroie perdenti, truffatori atipici, immigarati in Israele.

Uccidere il secondo cane racconta le avventure di un ex-truffatore polacco ed ex-pappone emigrato impegnato in questa vicenda in un affare criminale con un suo socio, un regista teatrale, in una “missione” per truffare una potenziale amante.  Tutti i personaggi di questa vicenda non sono neutrali e hanno già perso l’innocenza da tempo, dimostrandosi incarnazioni letterarie di una crudele natura umana tipica dello scrittore polacco che qui applica una voce narrante soggettiva che sta cercando di fuggire dal suo passato: l’Olocausto  e altre tragedie della Seconda Guerra Mondiale in Polonia. Questa voce narrativa non riesce a dimenticare mai, nemmeno durante un rapporto sessiale, così accanto all’idea centrale dell’oblio estivo, il tema dell’anamnesi contro l’amnesia è un tema portante  del romanzo: che qui funziona in maniera disfunzionale contrapposta com’è alla spavalderia maschile di una terra militarizzata , immersa nel sole durante la stagione turistica ma circondata da stati-nazione fondamentalisti ostili. Su questo problematico sfondo avviene la lenta seduzione del lettore che assiste allo sviluppo della trama.

Jacob  si innamora di Mary, quarantenne divorziata ebreo-americana che si è trasferita in Israele per dimenticare, ma si sente comunque obbligato a rimanere fedele al patto che ha stipulato con Robert, il cinico “regista” sposato solo con il suo mestiere e deciderà di portare a termine la seduzione nella maniera più infelice impossibile.

Hłasko rimase in Israele fino alla fine del 1960 e il lungo soggiorno gli fornì materiale per la sua opera più matura e migliore,  cioè i cosiddetti Racconti Israeliani,  ciclo composto da  tre romanzi e da una mezza dozzina di racconti. Parliamo di un tipo di letteratura che era quasi senza precedenti nella narrativa europea del tempo, di testi animati da una prosa cruda e dura modellata sul genere del poliziesco americano, arricchiti però da dialoghi bizzarri e brillanti e dal crudele tono memorialista di un sopravvissuto esistenzialista che porta con se troppe storie da raccontare,  sommerso dalla sua stessa memoria.

“Sarebbe stato un sollievo dirle tutto … e non avrei avuto bisogno di Robert e delle sue maledette istruzioni per farlo. Sarebbe stato un sollievo dirle della famiglia ebrea che si nascondeva nella porta accanto finché non furono uccisi dai tedeschi. Un uomo, una donna e tre bambini … e sarebbe stato un sollievo dirle che un giorno, mentre andavo a scuola, i tedeschi hanno bloccato la strada e ci hanno costretti ad assistere all’impiccagione di persone dai balconi; nessuno si muoveva o urlava, non quelli costretti a guardare, né quelli che venivano impiccati … ma non ho detto queste cose. Mi sono sdraiato accanto a lei e il calore del suo corpo mi ha avvolto e messo a dormire e non c’era nient’altro che volevo sentire o pensare.”

 

Definito come il James Dean della letteratura polacca Marek Hłasko nacque a a Varsavia nel 1934 e morì Wiesbaden, Germania, 1969. Forse è il più controverso degli scrittore polacchi del dopoguerra.  A sedici anni iniziò a lavorare come camionista. Poi tentò la sorte come muratore, operaio, addetto alla reception e venditore ambulante. Nel 1957 pubblicò “Il primo passo tra le nuvole”, a cui seguì nello stesso anno “L’ottavo giorno della settimana”. Dovette andare in esilio in Occidente e dopo anni di sradicamento, scrittura ed eccessi che lo portarono fin negli Stati Uniti, in compagnia di Roman Polanski, tornò in Europa dove morì a trentacinque anni per un cocktail di sedativi e alcol.

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A Chip Shop in Poznan, libro sulla Polonia di Ben Aitken (solo in inglese, per ora)

Una volta, mentre ero in Polonia, per documentarmi su del materiale riguardante uno dei miei libri, in una di quelle frivole conversazioni che si intavolano online, più per noia che per altro, uno scrittore italiano mi disse che quello che stavo facendo era molto ottocentesco.
Sì, esatto, ottocentesco, perché a suo dire ormai online si trova di tutto, le informazioni sono a portata di click e purtroppo, per molti di loro, anche le emozioni si accendono e si spengono premendo sul mouse.

Fortunatamente non è stato di questa opinione l’inglese Ben Aitken, scrittore che ha deciso di scoprire perché nel Regno Unito si sono trasferiti così tanti polacchi e, da bravo spirito libero ottocentesco, ha voluto capire, comprendere e provare sulla propria pelle i motivi di questa scelta effettuata per lo più da giovani che lasciano città come Nowy Targ o Torun per andare a cercare fortuna a Londra.

Non sono molti gli Inglesi, ma non sono, che decidono di andare a lavorare in Polonia per un anno in un negozio di Fish and Chip. Nel 2016 Aitken lo ha fatto e si è trasferito in un posto che non aveva mai sentito nominare prima, Poznan e ha vissuto da immigrato, evitiamo l’uso della parola expact perché è una semplice e ipocrita mistificazione radical chic che serve solo a fare una netta distinzione sul potere economico d’acquisto del migrante che resta tale solo se povero.

Aitken ha così deciso di spendere un anno della sua vita a spelare patate e a scoprire la Polonia, collezionando aneddoti, più o meno divertenti, mischiandosi tra la gente, quella vera, che spesso e volentieri non ha tempo di stare a esprimere opinioni su una tastiera.

Il lettore può così scoprire la realtà di un paese complicato, post comunista, dove il capitalismo rampante e i suoi mali colleganti, sono emersi troppo in fretta, dove le tradizioni sono rispettate e dove, se ti presenti a casa di uno sconosciuto per la cena di Natale, un posto a tavola esce sempre.

Aitken, in occasione del lancio del libro ai media inglesi ha dichiarato: “Il contatto tra le persone è molto importante e non dobbiamo permettere che le nostre opinioni siano modellate da ciò che vediamo nelle notizie, che può essere riduttivo e polarizzante”.

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Gregory Corso, il più italiano dei Beat

 

 

Il più italiano dei Beat, il beat più italiano: stiamo parlando del poeta Gregory Nunzio Corso, italo/americano di padre calabrese e di madre abruzzese. In gioventù il nostro Gregory entra ed esce dal riformatorio ma invece di perdersi, finisce con il riscoprirsi, lì infatti scocca il colpo di fulmine tra questo figlio di immigrati italiani e la poesia. L’autore de “La Bomba” ha così ricordato questo suo particolare incontro:
“..leggendo Shelley in un carcere minorile che aveva cominciato a scrivere poesie, a sognare la Bellezza con la B maiuscola, a immaginare mondi stellati non legati ai fili della logica inesplicabili”.

Un passato turbolento e una formazione da autodidatta non potevano che portare Gregory, lì dove nessun poeta si fosse mai spinto, cioè arrivare a fare a pungi con l’autore de “Il Nudo e il Morto” Norman Mailer, proprio in seguito ad una discussione fin troppo animata riguardante la Beat Generation.

La lingua poetica di Corso è colta e ricca di richiami classici, le immagini liriche esplodono fresche nelle sue opere e appaiono psichedeliche quanto infarcite di richiami alla cultura classica, come nel componimento “La Primavera del Botticelli”. Corso descrive in questi suoi versi la cultura italiana, addormentata in tutte le sue illustri figure, accompagnate sullo sfondo da campanili ghiacciati e smarriti in attesa di un arrivo di un segno, come fu per lui la scoperta della poesia nel carcere giovanile, in questo caso fino al momento in cui Botticelli arriva ad aprire la porta del suo studio, l’arte porta alla rinascita:

“Della Primavera nessun segno! Nessun segno!
Ah, Botticelli apre la porta del suo studio”.

Corso nell’arco della sua vita trascorse lunghi periodi in Europa, infatti dal 19957 al 1966 era facile trovarlo a Parigi, nelle stanze del famoso”Beat Hotel” del Quartiere Latino, storico albergo presso cui risiedettero diversi esponenti della cultura Beat come Ginsberg, Peter Orlovsky e William Burroughs. Nel decennio successivo Corso passò poi a frequentare assiduamente il paese dei genitori, l’Italia, vivendo spesso a Roma, città che attualmente ospita nel cimitero acattolico del Testaccio le ceneri del poeta, posizionate a fianco alla tomba di Shelley e non molto lontano da quella di Keats, poeti molto apprezzati dallo stesso Gregory.

Fernanda Pivano ha descritto il suo Corso così: “insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta imprevedibilità qualunque cosa abbia detto o scritto ha sempre rivelato il dono di non dire mai una sciocchezza”.
Una descrizione questa che calza alla perfezione anche per “Ah, Roma!” canzone che il poeta ha inciso su musica di Francis Kuipers per l’etichetta Red Records. Il testo, che trovate di seguito, è un esplosivo idioma, risultato di una mescolanza italo americana apparentemente semplice e ingenuo, strafottente nella pronuncia approssimata, ma se si oltrepassa l’apparenza si scopre che il testo non è mai sciocco, le sue parole scorrono fino a esplodere improvvisamente nel finale. Già, la poesia è una bella donna che permette al suo autore di fare tutto quello che vuole, tutto ciò che altrimenti sarebbe impossibile, di colmare lacune e di poter finalmente salutare Dio.

Ah, Roma!

Ah Roma!

Io molto tragico

Io no omo

No papa

No mama

No dente

No bella donna

No dio

Niente solo io

Ah, Roma!

Io molta felicità

Mie case tutte belle

Io papa

faccio mamma faccio bambini

I can buy dente grande coccodrillo

ancora

I got bella donna

signorina poesia

tutti Io

ciao dio

Corso fu anche protagonista della televisione italiana. Intervenne in una puntata di Blitz, trasmissione di Gianni Minà dove si trovò a colloquiare con Fabrizio De Andrè. Il cantautore genovese in diretta si espresse così a proposito del poeta Beat: “La cosa che mi ha stimolato di più da parte di Gregory Corso è questo suo modo di scrivere per stimolare a sua volta la gente a scrivere. Quindi non è stato una porta chiusa ma una porta aperta. Se tu leggi Dante Alighieri ti si chiude veramente una porta di stagno in faccia. Ha scritto lui, io non scrivo più. Corso ti dà la possibilità di continuare a scrivere, ti fa venire voglia di scrivere.”

Sempre da quella storica puntata apprendiamo che per Corso la poesia è “smart”, in risposta a una domanda di Minà, (sorvoliamo sulla traduzione simultanea dell’epoca che al pubblico italiano offrì una versione abbastanza improbabile mettendo sulla bocca dell’ospite americano un: “La poesia è semplicemente essere un po’ strani”, cosa che fece storcere un po’ il naso a Corso stesso che sembrò capire in diretta la traduzione sbagliata). L’incontro televisivo tra il cantautore genovese e il più giovane esponente della Beat Generation finì con l’omaggio di parte di Faber del disco del 1970 “Storia di un Impiegato” dove sul frontespizio compaiono, per l’appunto, alcuni versi del poeta per lui motivatore tratti da Visione di Rotterdam, scritti per ricordare la distruzione della città olandese effettuata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale: “La pietà si appoggia al suo bombardamento preferito e perdona la bomba” parole che ricordano i versi deandreiani: “Nella pietà che non cede al rancore madre ho imparato l’amore”,

De Andrè in questo suo intervento ha citato in parallelo Corso e Dante come poeti di riferimento, di apertura e di chiusura, Corso è per lui poeta motivante mentre Dante resta inarrivabile. Dante è però il trait d’union perfetto verso un altro omaggio che la cultura italiana, quella con la C maiuscola, ha fatto a questo poeta figliol prodigo. Molto famosa e apprezzata infatti è la lettura della Divina Commedia registrata da Vittorio Gassman, ma il grande mattatore ha omaggiato con la sua recitazione anche Corso. Infatti nello spettacolo teatrale del 1973, Il trasloco, ha letto i versi di Matrimonio, una delle poesie più famose di Gregory,

 

 

 

 

 

 

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