Così leggevamo

Oggi, sotto i portici, in una giornata uggiosa, c’era il mercatino dei libri usati. Evento che mi rallegra e mi rattrista allo stesso tempo. Non ho comprato niente, nonostante avessi voluto prendere due o tre libri. Sto cercando di attingere alle letture che ho in sospeso. Un problema comune di chi ha comprato tanti libri in passato e che prima o poi ci si deve decidere a leggerli.

Così ho perso un po’ di tempo a guardare, a osservare. Il 90 per cento dei venditori vuole solo liberarsi di quello che ha e attribuisce valori a volumi commerciali, Stephen King ad esempio è uno che tiene sempre bene nei prezzi. io sto cerando i brossurati di Philip Roth. Ricordo che ci trovai Il teatro di Sabbath. Testo che ho sempre voluto leggere fin da quando lo vidi presentato dalla Casella nel programma televisivo di Mediaset dedicato ai libri? Come si chiamava? Lo guardavo sempre, ora non guardo più la televisione e non penso che ci siano programmi culturali. La tv ha lo scopo di occupare, come una potenza straniera. Tornando al mercatino dicevo che mi sono messo a guardare i libri vissuti, quelli che i nostri nonni e genitori hanno letto e su cui si sono formati. “Così leggevano”. Tanta letteratura russa, qualcosa in russo, volumi di viaggio, libri di estradizione socialista, un mondo che non c’è più. Ci sono poi i prodotti del club degli editori, catalogo interessante ma che presenta copertine allucinanti, rifatte per il caso. L’idea di abbonarsi a una selezione di libri non può funzionare di questi tempi. Ci si abbona, oggi, ai siti porno.

Fabio vi odia tutti 12/10/2019

Quando mi obbligarono a scrivere, smisi di scrivere.
Sono fatto così, le imposizioni mi bloccano.
Non mi ribello, perché penso che bisogna avere motivazioni  forti per farlo e non penso di avere così tante motivazioni dentro me, al momento.
Ci sono periodi in cui non si ha nulla da dire.
Eppure diciamo di tutto, come se esprimerci fosse diventato un segno di esistenza.
Lo dico, esisto, vedi?
Il pensare è diventato azione secondaria.
La manifestazione della propria esistenza sta nell’esibizione.
Non si dovrebbe mostrare, si dovrebbe vivere.
Come vedete è molto più facile a dirsi ed è difficile farlo.
Ormai siamo abituati a confondere tutto e tutti. Quello che ci interessa è quello che non ha valore.
L’oggi.
Il passato è da dimenticare, il futuro da imbrogliare, per questo motivo il nostro oggi si staglia come un’ombra nel calendario della storia.
Non penso che sostenere un qualsiasi tipo di causa sui social sia utile.
Non si trova empatia, dall’altra parte dello schermo si trova solo compiacimento, se l’amico virtuale la pensa come te; una reazione uguale e contraria se si considera di pari livello o, nella maggiore dei casi, per complessi di inferiorità inespressi (problemi suoi), si trova solo ottusità.
Se devo fare bella figura preferisco non farla, preferisco essere coerente con me stesso e ricordarvi quanto facciamo schifo nonostante tutte le belle parole lette nel mare dei flussi senza pensiero di internet.

Il Nobel di Olga Tokarczuk è come lo scudetto dell’Inter: nessun ricorso per Philip Roth

Ho smesso di credere ai premi anche se, in maniera ipocrita, come dice il buon Neruda ne il Postino: ” Se me lo danno, non lo rifiuto”. Qualcosa di simile l’ho sentito dire tempo fa anche ad un altro poeta candidato al premio Nobel… perché ingiustamente, la carriera di uno scrittore è fatta agli occhi dei più dai premi. Non importa altro. Perché i lettori, grave colpa, sono sempre più distratti. Succede così anche con il Premio Nobel che, dopo Bob Dylan, è ormai finito in corto circuito esistenziale, perdendosi, premiando a caso, solo per puntare l’indice sempre lì dove la letteratura si fa sberleffo della politica. Sembra che questa particolare attitudine letteraria a Stoccolma piaccia molto, vedi il nostro Dario Fo. Così anche il premio della Tokarczuk segue queste caratteristiche. Un premio che purtroppo arriva sminuito dal pasticciaccio degli scandali sessuali, dalla non assegnazione del titolo 2018 e assegnato in seguito solo dopo ripensamenti vari per salvare il salvabile e lavarsi la faccia. Pensavo che queste cose potessero accadere solo qui da noi, in Italia solo con gli scudetti della Juve e i ricorsi dell’Inter, ma purtroppo capita anche nel mondo della Cultura, quello con la c maiuscola e, amici miei, c’è molto poco da essere felici.

 

 

In realtà seguo questa scrittrice da tempo, la Tokarczuk mi è sempre piaciuta, salvo gli ultimi due scivoloni, personalmente non ho apprezzato i suoi ultimi lavori ma tant’è a qualcun altro son piaciuti e molto, questo l’importante. L’impressione mia è che a Stoccolma piace così tanto prendere a schiaffi i politici dell’Est Europa che ormai prova a farlo ogni volta che può. Successe in passato, succede ancora oggi. Le elezioni polacche, il partito governante che è sia nazionalista che patriota e molte altre cose ancora che non si possono dire e così via. In gioco c’è un Nobel in sospeso, qualcuno si potrebbe ricordare di Philip Roth, morto nell’ anno non assegnato, o puntare non so, su un Claudio Magris che non a politica o un Murakami e un Neil Gaiman che fanno felici i loro lettori. Gli accademici svedesi, con tanto di accento, puntano però sempre a essere snob e a rompere le uova nel paniere degli altri, così ecco il risultato annuale. Politicamente corretto, dove quello che conta è la prima parte di Politicamente

 

 

 

Nascono nuovi rapporti grazie a Tinder e ai mutui

Stavi pensando agli effetti di Tinder nella vita e nell’economia totale, ad esempio, quanto influisce la popolare app di dating, cioè di incontri sulla realtà dei mutui. In fondo stiamo parlando di una app davvero rivoluzionaria come sanno bene i dimostranti di Hong Kong, appassionati anche di Pokemon Go.

 

Per chi non lo sapesse Tinder è il risultato di anni di studi, iniziati tempo addietro con l’eugenetica nazista. Parliamo di selezione naturale effettuata dall’indice opponibile. Già, l’evoluzione della specie prevede il passaggio di dita, dal pollice opponibile, il cui sviluppo è stato uno dei momenti chiavi dell’evoluzione della specie, all’indice che è essenziale ora per scorrere sullo schermo degli smarthone dotati di Tinder.

 

Tinder tra l’altro è l’evoluzione di Grinder, app nata per facilitare gli incontri della comunità LGBT. Su questa app che ha adottato per logo una fiamma non troppo scarlata, si sceglie il potenziale incontro scorrendo con il dito, a sinistra chi non ci piace, a destra chi desideriamo avere anche solo per una notte, il resto è circolare, circolare, non c’è niente da vedere.

Ora tanta offerta di incontri ha saturato il mercato, nel senso potendo scegliere tanto ci si perde nella scelta, così le coppie nascono e si disfano. Ora non ho dati a disposizione e non sto presentando nessuno studio, riflettevo, così semplicemente in un venerdì sera su qualcosa che i miei amici fanno. Già, io sono a casa a riempire un blog, loro usano Tinder, fanno incontri, escono e hanno mutui. Si, però i mutui li hanno contratti prima, ora cercano di scappare…

“Un mutuo è molto peggio me lo ha detto anche un mio amico
Io mi fido ciecamente di quel che dice la gente
E gli altri siamo noi, e gli altri siamo tutti
E proprio questo mi spaventa siamo diventati brutti”

Viva- Zen Circus