La ragion d’essere antropologica dei concerti dai balconi dell’Italia in quarantena

Davvero, trovo che non ci sia evento più punk dei concerti  e dei cori che gli italiani fanno partire dai loro balconi in questi della quarantena e, se devo dirla tutta, a me già solo per questo motivo piacciono e non poco. Confesso inoltre di avere la fortuna di ritrovarmi come vicini di casa alcuni componenti della banda strumentale di Acqui, che alle 18:00 suonano, a giorni alterni,  l’inno nazionale, aggiungendo a volte altri brani strumentali. Questo nuovo brandello di “anormalità” spezza il “normale silenzio”, il rumore del nulla.  Vivo in una zona colpita, non troppo, dove però questo “non troppo” è frustrazione, impotenza, tristezza. La città è inerte, silente, stanca come l’inferno. Squarci di rumori improvviso partono irregolarmente dalle acute sirene delle ambulanze a cui, per qualche minuto, seguono solo i tristi latrati dei cani. Scene di ordinaria follia e tristezza.

C’è però chi critica in  questa nazione in quarantena l’idea della musica da balcone.  Ahi me, troppe volte, in un recente passato, trovo che l’italiano si è dimenticato della sua identità. Offeso da “spaghetti, pizza, mafia e mandolino”, si è vergognato in blocco di tutto, anche del mandolino, della sua musica e dei  veri punti di forza del nostro spirito,  non a caso la canzone “Volare” di Modugno ha rappresentato il canto della speranza, la spinta del “boom” ma vero è che ha fatto molto anche per l’Italia in generale, ne ha continuato ad alimentare il boom e il mito da cui per l’appunto era nato.

L’italiano sembra aver dimenticato la sua identità e la descrizione fatta da Toto Cutugno gli fa subito saltare la mosca al naso. Troppe persone apprezzano ancora quel che c’era prima, la svendita dell’anima nazionale, la creazione di non ambienti, la dimenticanza del passato. In fondo gli ultimi progetti architettonici lo dimostrano in blocco, basta andare in ogni piccolo paese per vedere come tutto sia stato “squartato”, stravolto nell’animo, con innesti e impianti di strutture che fanno tanto non luogo, tipo la  Manchester dei Joy Division, non a caso “fatti a pezzi dall’amore”. In loco abbiamo nuove scuole e nuovi parallelepipedi che testimonieranno nel tempo di come gli italiani del ventennio degli anni 2000 avevano perso ogni ispirazione classica e, a mio personale parere, anche il gusto estetico. Qui di seguito trovate due esempi nazionali,  i monumenti a due grandi poeti italiani, Pasolini e Rocco Scottelaro.

Ma torniamo ai concerti dai balconi, fenomeno che ha sorpreso il mondo, un mondo che ormai vive solo di memoria a breve termine, di una cultura che si esprime tramite meme e di nessun vero riferimento culturale. Poco importa se la musica, da millenni, viene usata come collante sociale e anche come terapia, dallo sciamanesimo alla music therapy, i tamburi e i bassi hanno accompagnato di continuo  i miglioramenti dei bioritmi e degli umori umani. La musica dai balconi quindi può benissimo essere paragonata a un fenomeno di neo tarantismo, non a caso, trova ampi riscontri numerici nel Sud Italia. Lì dove la  lotta al nemico invisibile, all’isteria del singolo e del collettivo, prima di sfociare in pogrom e caccia alle streghe, era già combattuta attraverso riti sociali collettivi scanditi da ritmi culturali nel fenomeno del Tarantismo. Il  covid 19, l’ultima evoluzione del corona virus , sembra quindi aver preso il posto di antichi malesseri, mostrandosi anche come portatore di stati di prostrazione, di malinconia, di depressione, di turbe emotive, dolori addominali, muscolari e di affaticamento. L’antica cura tradizionale era una terapia musicale, dove il paziente veniva indotto verso uno stato di trance grazie alla pressione musicale e sociale di quello che era un vero e proprio  “esorcismo musicale”.

Questa storia sembra essere una dicotomia tra il vecchio e l’arcaico, tra il Sud  del mondo, l’Italia che non è mai troppo a Nord se non che sulle bocche di qualche partito xenofobo, e sul tarantismo, un Sud che lotta a modo suo, in questo caso, cercando di affermare la propria identità, la propria esistenza, la propria resilienza a tutto ciò che è stato prima in questi eventi che hanno ben più di una ragione d’essere.

“Il Punk è come una religione e quindi non dovete sorprendervi troppo se qualche suo esponente italiano come Lindo Ferretti dei CCCP o internazionale come Nina Hagen si convertano in vecchiaia alle religioni di stato.”

 

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