Segni

Ti ho sempre raccontato la storia del prete e dell’inondazione. Ero perso, senza segnali. Mi trovai a Milano, andai al Duomo, erano anni che non mi confessavo. Non posso dirti cosa raccontati, tutto e nulla, ma era la verità. Il confessore a mia sorpresa mi diede il segnale più grande, affermando che la vita è un romanzo, mi disse che alla fine ci avevi rimesso tu.S

Apartheid e McDonald

Comprasti casa. Chiedendomi il massimo impegno. Dovevo pagare metà del mutuo senza esserne intestatario, va bene per un po’…Non avevo i documenti necessari per far parte del contratto, ti chiesi di regolarizzare in seguito, mi dicesti no, che non avresti mai più fatto nessun contratto con gli uomini. Ci rimasi male. Aspettai. Andammo a festeggiare. Decise tua figlia dove. Con i tuoi genitori che vennero apposta lasciasti che finimmo al Mc Donald. A te andava bene qualsiasi cosa tua da parte di tua figlia che, ai terminali del McDonald ci mise in fila, prese le ordinazioni dei tuoi genitori, la tua e la sua e poi se ne andò. Lasciandomi al palo. Per te è ancora strano che io ci rimasi male, che mi considerai emarginato che incolpai te e solo te di non aver reagito all’APARTHEID a cui ero sottoposto in nessuna maniera, buona o cattiva, stava a te decidere. Decidesti di ignorare. Infatti mi ignorasti.

Non ti manderò mai questo scritto. Se sarà destino lo troverai tra non so quanti anni.
Va bene così.  Ora vi ignoro io.

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury. Diceva sempre mio nonno

“Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita…”

Fahrenheit 451,  Ray Bradbury
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Musica Rock da Vittula – Mikael Niemi

Questo è un libro per chi vive in un posto che è un buco di culo, lontano dal mondo, lontano da dove le cose accadono, belle o brutte che siano. Per chi vive in una di quelle provincie che tutte insieme, sono sempre uguali a loro stessa nella loro opulenta immobilità, provincie pronte a caricare di difetti le persone che ne portano il peso e a farsi belle delle qualità che la natura, non noi, non l’essere umano, le hanno dato.

“Com’è bella l’estate, così perfetta, così eterna! Il sole di mezzanotte sul limitare del bosco, nuvole rosse che risplendono nella notte. Calma di vento assoluta. L’acqua ferma liscia come uno specchio, senza un’increspatura. E poi all’improvviso un cerchio che si allarga lentamente su quella calma sublime. E lì, in mezzo al silenzio, si posa una farfalla notturna. […] Ecco cosa si vede quando ci si trova in quel sottile interstizio che è una notte d’estate, fluttuando sulla fragile membrana tra due mondi”.
Mikael Niemi, “Musica rock da Vittula” p. 243

Poco import che sia Vittula, amena località di confine tra la Svezia e la Finlandia, potrebbe benissimo essere Masone, Molare, Prasco, che la tua adolescenza è destinata ad essere scossa dall’insieme di tutte quelle forze che fanno la vita: l’amore, la musica, la curiosità, il desiderio di affermazione e non solo…

“Beatles”, sillabai lentamente. “Roskn roll musis”.
“Rock’ n’ roll music”, mi corressero con un sogghigno.
Poi tesero il disco a Niila.
“It’s a present. Per our cousin”.
Niila prese il regalo con tutte e due le mani. Estasiato, estrasse il sottile tondo di vinile e contemplò i solchi fini come capelli. Lo teneva delicatamente, come se avesse paura di romperlo, quasi fosse uno strato di ghiaccio diun millimetro tolto da un secchio d’acqua lasciato all’aperto. Tranne che quel disco era nero. Come il peccato.
“Kiitos”, mormorò. “Grazie. Fench’iu”.“Musica rock da Vittula” p. 70

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Lessi questo romanzo anni fa, all’epoca della sua uscita, vuoi perché in qualche modo è legato alla Finlandia, vuoi perché racconta le vicende di una band diversamente rock.
Niemi ha scritto un libro leggero, quanto toccante, sulla difficoltà della vita, del crescere e del maturare, io non dico altro, ma piansi quando arrivai al compiuto destino di Niila.