Archivi autore: fabio

Bruno, Witold e Witkaczy

Bruno Schulz , l’ autore di Le botteghe color cannella, volle presentare al giovane Witold Gombrowicz, l’amico Stanislaw Ignacy Witkiewick, il creatore del Formismo. Con grande stupore di Gombrowicz, la porta della casa di Witkiewicz venne aperta da un nano, sommerso da una gigantesca palandrana. Il nano cominciò immediatamente a crescere a dismisura…Il genio si era accovacciato a terra per sorprendere gli amici con questa curiosa pantomima: ecco chi è Stanislaw Witkiewicz (1885-1939), uno dei massimi geni del Novecento. Nei suoi romanzi, nelle sue irresistibili pièce teatrali, persino nei suoi quadri,  dipinti sotto l’effetto di svariate droghe si condensano profeticamente tutte le inquietudini del Novecento a venire, con una impareggiabile, ineguagliabile, ironia.

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#BlueMonday per un tifoso del Napoli

Riguardavo in pausa pranzo il gol di Cavani in quel lontano Napoli – Lecce di molti anni fa. Dopo il disarmante sfacelo a cui ho assistito sabato sera oggi ci voleva un bel digestivo, qualche gol al gusto di Limoncello per mandare giù il blue monday, il giorno più triste dell’anno, il lunedì dopo le feste. Guardando i vecchi filmati della partita contro i salentini salta subito agli occhi il tiro tremendo, la botta, la fiondata dell’attaccante che gonfia la rete, come urlail cronista, ma quel che non ricordavo è il precedente salvataggio sulla linea effettuato da Grava, eh già il nostro buon vecchio Gravatar, sul tiro a colpo sicuro di Corvia. Senza Grava, Cavani non avrebbe mai fatto quel e senza quel gol la storia del Napoli sarebbe stata sicuramente diversa. Non era una squadra di campioni quella, lo è diventata perché quei giocatori col tempo hanno corso, sudato e lottato insieme verso un obiettivo. Cosa che ora non succede. La maglia azzurra è disonorata e bisogna riabilitarla. Purtroppo, al momento sembra che i giocatori in rosa non abbiano nessuna intenzione di farlo. L’involuzione azzurra è ovvia, così grande da esser arrivata fino in in Argentina, all’ombra del Diego che si è sentito in dovere di richiamare un po’ tutti all’ordine. Maradona ha chiesto di metterci qualcosa che questa squadra sembra non avere l’anima e forse più che Gattuso ci voleva un’esorcista…

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Titans, una seconda stagione sulla desolazione della famiglia Dc

Ho appena finito di guardare la tanto attesa seconda stagione dei Titans e così, ne scrivo un po’.

I Titani della Dc, gruppo composto principalmente da spalle, vedi i vari Robin, Wondergirl, Aqualad e Superboy, stanno diventando grandi e si lasciano così alle spalle quell’aggettivo Teen che, almeno per ora, è relegato alla serie cartoon dove nelle loro fila milita Cyborg. In questa serie Netflix non c’è nemmeno la Torre dei Titans, almeno non come la vorrei io, perché la torre qui c’è ma senza l’originale forma a T, insomma le cose anche qui cambiano e in realtà precipitano sempre un po’ di più.

Avevamo lasciato i Titans al termine della prima stagione alle prese con la “solita” fine del mondo. Trigon, il padre di Raven,  un demone extradimensionale, è tornato a reclamare quello che è suo: la distruzione totale.  Dopo di lui, seguirà il nulla, almeno per noi. Ogni commento è superfluo. Ma per riuscire ad annichilire il creato il buon Trigon deve prima spezzare il cuore della figlia. Ecco, ci siamo: infatti la seconda stagione ruota intorno ai mancati ruoli genitoriali. Dove sono i padri? E le madri? Così ecco sfilare i peccati di Bruce Wayne, della società matriarcale delle amazzoni di Themyscira e dello stesso Deathstroke. Per gli sceneggiatori della serie la rappresentazione classica di un genitore è quella mostrataci dalla scienziata Eve Watson. Responsabile del progetto 13 e del cane Krypto, scienziato che passa le sue serate in vestiti rossi alla moda avvinazzandosi a più non posso senza voler affrontare troppe responsabilità, almeno fino all’improvvisa genitorialità.

Il progetto 13 è un clone metà Superman e metà Luthor… si chiama Conner ed è colui che vestirà i panni del nuovo Superboy dopo essere stato indirizzato in maniera abbastanza confusa dalla madre di laboratorio, la dottoressa Watson, elementare, che prima vieta al giovane di usare i poteri e poi gli permette di fare l’eroe, per la serie, ebbene sì, puoi uscire a giocare in cortile sei ti copri. Conner dopo un po’ di guai si unisce, insieme ai Titans e osserva la morte di Wondergirl che si immola sotto un traliccio della luce per salvare Dove di Hawk & Dove. Cioè, il metà clone di Superman sta lì a guardare? Quanto è credibile? Poco o nulla.

Gestire Superboy in un gruppo del genere non è facile, si è scelta la versione meno potente di The Reign of Superman, ma … la morte di Donna Troy era senz’altro evitabile da un personaggio del genere. Infine, con la perdita dei poteri di Starfire, perdendo Raven, senza Jason Todd, i Titans del finale restano solamente un gruppo di picchiatori…

 

 

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Breve storia natalizia sulla proprietà transitiva di un Ted meeting

 
L’anno scorso ricapitai a uno di quegli eventi “Ted”, quei meeting rampanti che fanno sempre molto trendy dove i discorsi salvifici riscaldano le anime ed è sempre molto cool esserci perché ci trovi qualcuno che ti indica la strada sul vivere bene.
All’epoca mi piaceva molto l’idea poi di partecipare a un “Ted Kazimierz”, cosa che dal mio punto di vista si presentava come un ossimoro intenzionale perché. Kazimierz, per chi non lo sapesse, è il quartiere ebraico di una grande città descritto nelle guide turistiche come bohemien. Di certo non è uno Shtetl, il villaggio ebraico dell’Europa dell’est dove il sarto era un poeta e il barbiere un filosofo e viceversa, ma lo spirito dei tempi quello passa a noi anime sperdute. Pensai quindi che tutto era molto bello, cool, trendy, giusto e fico al punto giusto, almeno fino al discorso della scrittrice che in quell’occasione confessò al pubblico di riuscire a scrivere un libro in un mese.
In un mese? Ventotto, trenta o trentuno giorni, dipende dall’umidità. Non so poi se le domeniche vengano automaticamente incluse o meno, direi di no perché per legge in Polonia si lavora solo una domenica su quattro. Questo se lavori in un supermercato perché è una cosa religiosa, la legge, non il supermercato. Comunque io a scrivere un libro ci impiego anni, domeniche incluse ma alla fine lì per lì non h nulla da ridire. Per essere apprezzato da tutti non devi avere nulla da ridire, mai, tutto deve andar bene, in un modo o nell’altro. Tornando alla conferenza arriviamo alle solite domande del pubblico, rito di circostanza. Qualcuno tra la folla chiese: Cosa è che dà la libertà? La risposta fu: i soldi.
 
Avrei voluto alzarmi e dire qualcosa tipo, ma scusi quelli fino a poco fa non davano la felicità. Poi pensai magari che per qualcuno la felicità, la libertà e i soldi erano in fondo la stessa cosa. O almeno ti invitano a parlare a un evento Ted se il mondo lo vedi così e per questo motivo nessuno mi aveva invitato mai a parlare a un evento Ted. Fu così che me ne tornai a Kazimierz a bere una birra in un pub, pagandola, con quei soldi che danno la felicità, proprietà transitiva o meno
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