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Il Nucleo secondo Simone Pazzaglia

Quella che segue è una recensione amichevole, nel senso che è scritta da un mio amico, collega di scritture e compagno di viaggio, Simone Pazzaglia. Quindi prendetela con le pinze perchè Simone è stato troppo buono ma tant’è…eccovi “Il Nucleo secondo Simone Pazzaglia”

Per chi vuol capire a pieno “Il Nucleo”, l’ultima fatica letteraria di Fabio Izzo, credo che dovrebbe fare prima un passo indietro e leggersi le altre due opere che l’hanno anticipato ovvero Eco a perdere e Balla Juary: Sferragliando verso Sud.

Izzo ha la grande capacità, attraverso la sua scrittura, di raccontare se stesso e l’uomo in generale nelle sfumature più intime, come un archeologo che scava instancabilmente nelle profondità dell’essere.

Il Nucleo, finora, è l’opera che più lo caratterizza, quella più sofferta e sentita che mette in mostra, tra le righe, uno scrittore che ha saputo, passando in mezzo al dolore e immergendosi in esso fino a toccare il fondo, riemergere per trasformare tutto quel veleno in medicina.

Il Nucleo è vita, è ricerca, è voglia di esplorare e di esplorarsi, è bisogno di essere e di capirne il perchè, ma non solo Il Nucleo è anche amore, amicizia profonda, musica, poesia e  morte.

Morte di un amico, inaspettata e crudele, morte psichica dovuta all’immobilità delle cose e infine morte di un Dante Fante che lascia pezzi di se stesso in giro per il mondo o fermo sulla panchina di una piazza qualunque per scoprirsi cambiato e diverso.
Il Nucleo è la staticità di un posto in contrapposizione con il frenetico divenire del protagonista. Il Nucleo è tutto questo e altro ancora: è una telefonata a Dio come ultimo tentativo di capirci qualcosa di questa vita sconclusionata.

Il Nucleo sono due iniziali, una V. e una J., iniziali di nomi di ragazze che hanno cambiato il corso delle cose.

Il Nucleo è Varsavia, è amore per la Polonia ed è anche un piccolo paesino sperduto nell’Italia settentrionale dove tutto sembra sempre uguale.

Un lavoro letterario ricco di considerazioni profonde sulla vita e sulla morte maturate con sofferenza da un autore che ha saputo reagire all’inevitabile rendendo eterna un’amicizia che non si è spenta neppure con la morte. Uno stile unico, un ritmo pop, un libro che fa riflettere e lascia sospesi in considerazioni che l’autore si limita a proporre per essere poi rielaborate da ogni singolo lettore.

Un libro unico nel suo genere che lascia presagire grandi cose… seguitelo e ne rimarrete stupiti.

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