Acqui Terme: le guerre stellari dell’Ospedale

Io sono nato qui.

Per sbaglio o per destino, non sta a me stabilirlo.

Le mie radici, in qualche modo sono qui, nel retaggio della famiglia Ottolenghi. Stadio, via e villa portano ancora il nome di questa nobile famiglia.

Vidi la prima luce all’ospedale vecchio, anni e anni fa ormai, sono quasi vecchio quanto il primo Guerre Stellari, o se volete essere contemporanei, Star Wars che dir si voglia.

Di tempo, dalle nostre sale cinematografiche re-invase dalla fantascienza ne è passato, e l’antica Grandeur, spesso rispolverata dalle memorie dei nostri vecchi è sempre più fantascienza.

Tra sacro e profano Acqui ha perso la sinagoga, deturpata e consegnata al virus edilizio la notte prima di diventare monumento nazionale, così recita la targa in Corso Italia.

Persa la battaglia del teatro Garibaldi (cosa c’è adesso al suo posto?), abbiamo visto andar via il carcere, la caserma, le terme militari e il Casinò. Già, questa è l’unica città che si è venduta il Casinò.

Strano ma vero, roba da settimana enigmistica, anche se in effetti ci vorrebbe più di una settimana per risolvere questi misteri.

Così dopo anni di promesse o di parole gettare al vento sull’Asti-Mare, mitologica autostrada che avrebbe dovuto portare Acqui verso collegamenti accessibili…o a livello umano…(ditemi, avete mai provato ad arrivare qui da Milano, cambiando tre treni? Il turismo termale si incentiva anche così da queste parti) resta più probabile l’abbattimento del Turchino invocato nell’antico Portobello di Renzo Tortora per togliere la nebbia a Milano.

Di fantascienza qui ne ho vista anche troppa…di ospedali invece, questa è una triste profezia, nemmeno Lucas e J.J. Abrams potranno riportarcelo.

 

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