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Fahrenheit 451 – Ray Bradbury. Diceva sempre mio nonno

“Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita…”

Fahrenheit 451,  Ray Bradbury
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Musica Rock da Vittula – Mikael Niemi

Questo è un libro per chi vive in un posto che è un buco di culo, lontano dal mondo, lontano da dove le cose accadono, belle o brutte che siano. Per chi vive in una di quelle provincie che tutte insieme, sono sempre uguali a loro stessa nella loro opulenta immobilità, provincie pronte a caricare di difetti le persone che ne portano il peso e a farsi belle delle qualità che la natura, non noi, non l’essere umano, le hanno dato.

“Com’è bella l’estate, così perfetta, così eterna! Il sole di mezzanotte sul limitare del bosco, nuvole rosse che risplendono nella notte. Calma di vento assoluta. L’acqua ferma liscia come uno specchio, senza un’increspatura. E poi all’improvviso un cerchio che si allarga lentamente su quella calma sublime. E lì, in mezzo al silenzio, si posa una farfalla notturna. […] Ecco cosa si vede quando ci si trova in quel sottile interstizio che è una notte d’estate, fluttuando sulla fragile membrana tra due mondi”.
Mikael Niemi, “Musica rock da Vittula” p. 243

Poco import che sia Vittula, amena località di confine tra la Svezia e la Finlandia, potrebbe benissimo essere Masone, Molare, Prasco, che la tua adolescenza è destinata ad essere scossa dall’insieme di tutte quelle forze che fanno la vita: l’amore, la musica, la curiosità, il desiderio di affermazione e non solo…

“Beatles”, sillabai lentamente. “Roskn roll musis”.
“Rock’ n’ roll music”, mi corressero con un sogghigno.
Poi tesero il disco a Niila.
“It’s a present. Per our cousin”.
Niila prese il regalo con tutte e due le mani. Estasiato, estrasse il sottile tondo di vinile e contemplò i solchi fini come capelli. Lo teneva delicatamente, come se avesse paura di romperlo, quasi fosse uno strato di ghiaccio diun millimetro tolto da un secchio d’acqua lasciato all’aperto. Tranne che quel disco era nero. Come il peccato.
“Kiitos”, mormorò. “Grazie. Fench’iu”.“Musica rock da Vittula” p. 70

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Lessi questo romanzo anni fa, all’epoca della sua uscita, vuoi perché in qualche modo è legato alla Finlandia, vuoi perché racconta le vicende di una band diversamente rock.
Niemi ha scritto un libro leggero, quanto toccante, sulla difficoltà della vita, del crescere e del maturare, io non dico altro, ma piansi quando arrivai al compiuto destino di Niila.

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Piove

Piove

Il sole oggi ha un vestito bagnato
colorato ad acquerello
cucito dalle gocce di Giove
non cigola nelle giunture
il tuo colore preferito
di nuovo si è vestito

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Piove

Piove

Il sole oggi ha un vestito bagnato
colorato ad acquerello
cucito dalle gocce di Giove
non cigola nelle giunture
il tuo colore preferito
di nuovo si è vestito

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La parola magica

Durante le sue imprese un cavaliere finì intrappolato di notte in un cimitero stregato. Il cancello, animato da qualche arcano incantesimo, non voleva proprio saperne aprirsi. – – Devi dire la parola magica. Questo era il suo ritornello.
– Abracadabra. Apriti Sesamo. Shazam. Diversi furono i tentativi provati dal cavaliere ma a nulla servirono. Sfinito e nervoso il cavaliere chiese al cancello:
-Non c’è un guardiano in questo cimitero?
– C’è o, per essere più precisi, quel che ne resta deve trovarsi nella cripta.
Il cavaliere si avviò verso la cripta, aprì la porta e scese gli scalini fino ad arrivare a intravedere nella penombra un corpo decisamente più morto che vivo.
– Sei tu il guardiano?
– Lo ero.
– E cosa fai qui?
– Soffro per amore.
– Cioè?
– Degli spiriti maligni tengono prigioniera l’anima di mia moglie.
–  Se ti aiuterò mi dirai la parola magica? Si offrì lestamente il cavaliere.
– Certo.

Il cavaliere passò il resto della notte a lottare contro spiriti e spiritelli e alla fine, in qualche modo ebbe ostinatamente la meglio sulle forze del male. Liberata l’anima della moglie del guardiano si recò nella cripta.
– L’impresa è compiuta. Disse al guardiano.
– Grazie. Fu la sua risposta.
Il cavaliere lo incalzò: -Ora puoi dirmi la parola magica per aprire il cancello maledetto. – Non so di cosa tu stia parlando. Furono le ultime parole del marito riappacificatosi con l’anima della moglie prima di diventare polvere. Al cavaliere sconsolato non restava che tornare al cancello. Questi  appena lo vide commentò:
– Bravo. Si è parlato molto di te per quello che hai fatto stanotte, bell’impresa.
– Si sa, anche i morti hanno le orecchie, ma ora posso uscire?
– Mi spiace ma c’è solo un modo per uscire e lo conosci, devi dire la parola magica.
– Ma io non lo so, non la conosco.
– Eroe, non ti ha detto niente il guardiano?
– Grazie.
– Non stavo aspettando altro.
Rispose il cancello prima di spalancarsi.

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