Archivi autore: fabio

Nirvana, online nuovi demo

Mi sveglio stamattina, guardo lo smartphone e una notifica di You Tube mi lascia a bocca aperta. Ancora prima di aprire per bene gli occhi e di andare a vedere di cosa si tratta la invio alla mia amica Vale. “Buon segno, le dico”. Poi la giornata, almeno finora, prende una strana piega e sono solo seduto in un caffè in un bar a guardare le persone vivere. Tutto questo lo faccio per circa 30 secondi, giusto il tempo di ingurgitare un caffè espresso velocemente e di rimuginare sulle traslazioni della mia vita. La mia vita? Ho una vita? Davvero? Poi come spesso mi accade me ne fotto e torno ai Nirvana. Non è la prima volta che vengono scoperti nuovi demo dei Nirvana, ogni tanto esce fuori qualcosa, ogni tanto si fa qualche edizione deluxe e così via, tutto viene fagocitato nell’enorme merchandising di una mercato pop che rimastica il grunge solo per meri tanti soldi. Io che lo chiamo grunge, proprio come un grugnito perché per me è primordiale e tanto mi basta, non ci spendo più una lira. Ero tentanto di comprare la maglia Gas, a tiratura limitata, poi mi sono detto, ma che cazzo stiamo facendo? Su Kurt? Voi potete discutere e acquistare quello che volete, Nevermind. Per il resto, lo dico sempre che essere cresciuti senza aver ascoltato la musica dei Nirvana è come essere stati ad un festa di compleanno ed essere andati via senza aver mangiato la torta. Oggi grazie a questi demo è il mio ennesimo non compleanno, il mondo nel caffè va avanti. Io mi sono fermato.

Recentemente avevo scritto su Più o Meno Pop dei Nirvana, potete leggerne qui.

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Voglio essere infelice con te
Litigare per quei viaggi che mai faremo
Immaginando panorami che non ci aspettano più
Vedendoci nel mondo in maniera differente
Discutendo del cartone di latte
Che é finito ieri
Ma nessuno si è preoccupato di comprare oggi
Cercando me stesso nei tuoi abissi solcati da rughe
Voglio essere infelice con te
Perché non c’è felicità altrimenti

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Una giornata qualunque

Una giornata qualunque

 

Stanotte ti ho sognata

non sorridevi, meno male

almeno il sogno ci è riuscito

a renderti normale

mangio pesce, frutta e qualche verdura

al mio risveglio

gli invasori del mio corpo non ci sono più

resta quella solitudine

totale dei giorni di pioggia

di trovare nel lavandino i choco pops

dell’ inquilino francese

lo stesso pranzo di tua figlia

sono andato al cinema

due volte lo stesso film

con due persone diverse

Blade Runner 2049

repliche di replicanti

troppo lungo per loro

troppo corto per me

visioni

repliche di replicanti

scolo tutto e mi ripeto che

in questo fondo

si tratta di una giornata qualunque

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Rat-Man 122: ognuno ha i super eroi e la fine che si merita

Inizia l’autunno e finisce Rat-Man. Sarà un caso?
Non penso.

“È questo il limite del male. Non puoi spiegare tutto con la ragione. A volte, devi semplicemente credere. Credere ai miracoli. Ai segni. Credere che i super eroi esitano davvero”.

Questo ci viene detto nelle pagine finali dell’avventura finale.  Noto ora che in sole cinque righe ho già scritto finisce, finali e finale… sarò forse ripetitivo? Forse sì, ma vorrei far capire sul serio che questa è la fine di Rat-Man, arrivata con il numero 122. (AIUTO!!!! Ora che si legge?) Iniziata nel 1997, una vita fa o più vite fa, a seconda di come avete impiegato il vostro tempo, dopo un ventennio finiscono anche le sue avventure regolari.

Ognuno ha i super eroi che si merita e a me piace pensare di essermelo meritato il Rat-Man, davvero, sarò stupido e sentimentale ma è così. Lo abbiamo letto in tanti e per strada si sono persi in tanti, dal Morbe, al Pier, tra i banchi di scuola, o al DeLo, sul treno per Genova. Che fine hanno fatto tutti? Non lo so, ma come si dice: è la vita.

Valker, esatto, senza la doppia W,  insegna però che anche “un idiota ha diritto a una seconda possibilità”. Fermi tutti, che avete capito, l’idiota, senza scomodare Фёдор Михайлович Достоевский, sono io.

Forse è vero, questo è un post senza senso, ma deve andare così, in attesa della mia seconda possibilità.  Fletto i muscoli e sono nel vuoto

P.S. Deboro ha sempre saputo che Aima… [non spoleiramo]

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Mertens offre calcio champagne alla Seria A

Da tempo non scrivo sul Napoli eppure è uno dei miei argomenti preferiti stando alla mio mini bio su twitter. Ci è voluto Dries Mertens per farmi passare la nuttata del blocco dello scrittore.
Mertens incanta, offre bollicine di Champagne e io, non posso fare altro che omaggiarlo, scrivendone.

Il Napoli ha vinto all’Olimpico, contro la Lazio, dopo aver passato un tempo a guardare gli avversari giocare, poi nella ripresa si è scosso, trovando il pareggio con Koulibaly, passando poi in vantaggio con Callejon e chiudendo il tutto con il gol maradoniano di Mertens, a cui si è aggiunto poi anche il quarto gol su rigore di Jorginho.

La perla di Mertens, il pallonetto, la palommella, è cosa che dovrebbe stare su Trip Advisor, dovrebbe infatti diventare un luogo delle meraviglie trascendendo dai limiti della temporaneità.
Il belga ha dimostrato di avere classe e gol nelle vene, di possedere un senso radar nella nuca che gli permette di vedere la porta in qualsiasi situazione. Un gol del genere lo si è visto fare solo a Diego Armando Maradona e all’Olimpico, ieri sera, i tanti paragoni si sono sprecati dopo i vari: “Oh Mamma”, cioè la reazione spontanea e genuina che si è avuta alla terza rete del Napoli.

Il numero 14 degli azzurri abbandona  così anche le esultanze romane polemiche e dopo la sua gemma si è fermato a brindare davanti alle telecamere, rendendo omaggio al suo calcio champagne : “Bevete tutti, offro io!”, sembra voler dire.

Stiamo parlando di un giocatore atipico, voluto da Benitez, spesso considerato buono solo per spezzare una partita, da utilizzare per 20 minuti, per far saltare il banco, a partita in corso. Veniva usato a destra o a sinistra in alternanza più con Insigne ma anche con Callejon, poi successe l’inaspettato. Un anno fa. Higuain se ne andò alla Juventus e Sarri inseguì inutilmente Icardi per un’estate. In campo andò Milik, fino a quando non si ruppe in nazionale. Gabbiadini non riuscì mai a entrare nel sistema sarriano e il Napoli privo di prime punte arrancò tra campionato e Champions per un mesetto intero.  Poi Maurizio Sarri accantonò i droni difensivi e la caffetteria per andare a guardare il belga negli occhi, da uomo a uomo: “Giocherai tu, sarai un falso nove”. L’illuminazione fu questa. Piazzare Mertens di fronte alla difesa, avversaria. Un anti Pirlo azzurro: uno che sa dettare i tempi dell’attacco, infilare gli avversari per linee orizzontali e sa dialogare stretto con i compagni nei coriandoli di campo lasciati dai difensori avversari. La metamorfosi è sorprendente. Gli occhi della tigre hanno fatto il resto. A fine campionato il belga arrivò ad un gol dal titolo di capocannoniere della serie serie A, lui che non aveva mai giocato da punta. La fame di gol, la voglia di arrivare lassù dove non era mai stato, sono le motivazioni migliori per questo calciatore che si era stufato di ricevere solo tanti complimenti. Dall’acqua minerale del “è bravo ma non decisivo”, ieri contro la Lazio, è finalmente passato a stappare lo champagne.

Grazie di cuore Dries!

 

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